Open relationship: variazioni sul tema, dalla poliamoria alla monogamia flessibile
Una mappa antropologica delle forme contemporanee di relazione non esclusiva, con attenzione alle differenze concrete tra modelli che vengono spesso confusi
Quando i miei studenti mi chiedono di parlare di non-monogamia consensuale, parto sempre dalla stessa premessa: stiamo discutendo un campo enormemente più articolato di quanto la narrazione mediatica suggerisca. La cronaca generalista usa quasi sempre due o tre categorie standard, mescolandole in modo confuso. Chi vive queste relazioni dall'interno sa che il panorama è molto più ricco, fatto di sfumature che cambiano radicalmente la qualità dell'esperienza. Voglio provare a tracciare una mappa, partendo dalle forme più strutturate fino a quelle più sfumate.
Un antropologo francese, François de Singly, parla di individualismo relazionale per descrivere il modo in cui le persone contemporanee progettano i propri legami affettivi. Non più dentro un modello unico che vale per tutti, ma costruendo, caso per caso, accordi specifici che rispondono ai bisogni delle persone coinvolte. La non-monogamia consensuale è uno dei territori in cui questo individualismo relazionale si esprime con maggiore chiarezza. Ogni accordo è una specie di artigianato emotivo, un manufatto unico.
La poliamoria come architettura emotiva complessa
La poliamoria, nella sua versione più riconoscibile, parte da un presupposto preciso: una persona può amare romanticamente più di una persona contemporaneamente, e queste relazioni multiple non sono in concorrenza ma in coesistenza. Sono persone che mantengono legami emotivi profondi con due, tre, talvolta più partner, ciascuno consapevole degli altri, ciascuno con una propria storia relazionale.
Le configurazioni concrete variano enormemente. C'è la poliamoria gerarchica, in cui esiste una relazione primaria, di solito coabitante, e una o più relazioni secondarie con peso emotivo diverso. C'è la poliamoria non gerarchica, in cui le relazioni non vengono ordinate per importanza ma trattate come legami di natura diversa, non confrontabili. C'è il polifedeltà, in cui un gruppo di tre o più persone si impegna reciprocamente in un sistema chiuso, escludendo nuovi ingressi senza il consenso di tutti.
Le persone poliamorose con cui ho lavorato descrivono una vita affettiva complessa, ricca, ma anche esigente in termini di tempo e di gestione emotiva. La metafora che usano spesso è quella del giardino: avere più relazioni significa innaffiare più piante, ciascuna con bisogni specifici, ciascuna con cicli propri. Chi ha vissuto in poliamoria per anni racconta che il piacere principale non è quello erotico, come la narrazione esterna talvolta suggerisce, ma quello della profondità emotiva moltiplicata. Avere più persone con cui condividere le diverse dimensioni di sé.
Lo swinging e la sua dimensione comunitaria
Lo swinging è un universo completamente diverso, anche se viene spesso accomunato alla poliamoria nei discorsi di superficie. Qui il fulcro non è il sentimento romantico moltiplicato, ma l'esperienza erotica condivisa, di solito dentro una cornice di coppia stabile. Le coppie swinger mantengono il proprio legame primario come centro affettivo, ma scelgono di esplorare la dimensione sessuale insieme ad altre coppie o persone singole. Storicamente, lo swinging ha sviluppato una vera e propria sottocultura, con luoghi dedicati, codici di comunicazione, rituali di approccio.
La ricerca antropologica sul fenomeno mostra che le coppie swinger tendono ad avere livelli di soddisfazione coniugale paragonabili o superiori alla media. Questo dato sorprende molti, ma ha una sua logica: queste coppie hanno dovuto sviluppare competenze comunicative sopra la media per gestire un sistema così complesso. Hanno parlato molto, negoziato regole specifiche, definito i confini di ciò che era accettabile e di ciò che non lo era. Quella competenza comunicativa ha effetti positivi anche sulle altre dimensioni della relazione.
Quello che lo swinging non offre, di solito, è la dimensione del coinvolgimento emotivo profondo con i nuovi partner. Anzi, esiste una regola implicita molto diffusa che prevede l'evitamento esplicito di legami sentimentali. È uno spazio rituale, separato, in cui l'erotismo si esprime senza pretendere di trasformarsi in altro. Questo limite, per chi cerca quello, è perfetto. Per altri risulta riduttivo.
Le relazioni aperte classiche
La categoria più ampia e meno definita è quella delle open relationship tradizionali. Qui parliamo di coppie che mantengono un legame primario esclusivo dal punto di vista romantico ma aperto dal punto di vista sessuale. Ciascuno dei due partner può avere esperienze sessuali con altre persone, di solito secondo regole concordate. Le regole variano enormemente: alcune coppie ammettono solo incontri occasionali, altre tollerano frequentazioni continuative, alcune limitano gli incontri a contesti specifici come i viaggi di lavoro, altre li ammettono in città.
Il punto di equilibrio in queste relazioni è spesso fragile e richiede manutenzione continua. La regola più importante che vedo emergere nei casi che funzionano è la trasparenza differenziata. Non significa raccontare tutto, ma significa che ciascuno dei due sa di poter chiedere e ottenere informazioni quando ne sente il bisogno. Le coppie che falliscono in questo modello sono spesso quelle che hanno scelto il don't ask don't tell, una strategia in cui ciascuno fa quello che vuole ma evita di informare l'altro. Funziona per alcuni, ma produce molto spesso un'erosione lenta della fiducia.
La monogamia flessibile come zona di confine
Una delle categorie più interessanti antropologicamente, e meno discusse pubblicamente, è quella che alcuni studiosi chiamano monogamia flessibile o monogamish. È una zona di confine in cui le coppie si definiscono ancora monogame ma ammettono alcune eccezioni concordate. Possono essere eccezioni geografiche, come la possibilità di avere incontri durante i lunghi viaggi all'estero. Possono essere eccezioni temporali, come anniversari aperti. Possono essere eccezioni di genere, in cui un partner ammette per l'altro esperienze solo con persone dello stesso sesso. Possono essere eccezioni numeriche, in cui si concede l'esperienza una volta l'anno o ogni qualche anno.
Questa categoria mi interessa moltissimo perché mostra come l'umano sia capace di costruire compromessi sofisticati tra esigenze contraddittorie. Da un lato il desiderio di stabilità, di continuità, di un nucleo affettivo principale che resti riconoscibile nel tempo. Dall'altro lato il riconoscimento che il desiderio si muove, che la vita è lunga, che il bisogno di esperienze nuove non scompare con il matrimonio. La monogamia flessibile è un tentativo di tenere insieme le due cose. Non è per tutti, ma per chi funziona è una soluzione molto pragmatica.
Le anarchie relazionali
All'estremo opposto rispetto alla monogamia flessibile c'è la cosiddetta anarchia relazionale. Qui si parte da una premessa più radicale: rifiutare l'idea stessa di categorie relazionali predefinite. Niente partner, niente amici, niente amanti come categorie distinte e gerarchizzate. Ogni relazione viene costruita per quello che è, senza essere costretta a entrare in uno schema. Una persona può essere insieme amica, amante, complice di vita, senza che queste dimensioni vengano organizzate in una piramide di importanza.
L'anarchia relazionale è una scelta minoritaria, ma esiste e cresce nelle generazioni più giovani. Le persone che la praticano descrivono una qualità di libertà che le altre forme di non-monogamia non offrono, perché tolgono dal tavolo proprio la struttura gerarchica che la poliamoria classica spesso conserva. Lo svantaggio principale è la fragilità sistemica: senza ruoli definiti, ogni relazione deve essere completamente rinegoziata ogni volta che cambia. È un lavoro emotivo enorme.
I rischi e le condizioni di successo
Non vorrei dare l'impressione che la non-monogamia consensuale sia una soluzione magica. Le ricerche più rigorose mostrano che queste relazioni hanno tassi di successo paragonabili a quelli delle monogamie tradizionali, né migliori né peggiori. Cambia la natura delle sfide. Le coppie monogame si scontrano spesso con la noia, la routine, la sensazione di aver smesso di scoprirsi. Le coppie non-monogame affrontano la gelosia, la complessità organizzativa, la fatica di tenere relazioni multiple in equilibrio.
Le condizioni che predicono il successo sono abbastanza chiare. Una buona comunicazione di base, sviluppata già prima di aprire la relazione. Una capacità individuale di riconoscere e gestire le proprie emozioni difficili. Un livello di sicurezza personale che non dipenda completamente dal partner. Una rete sociale che non giudichi troppo duramente la scelta. Una situazione di vita relativamente stabile, perché aprire una relazione mentre si attraversa una crisi professionale o un lutto raramente funziona.
La scelta consapevole come fondamento
L'elemento che ricorre in tutti i modelli che ho descritto è uno solo: la scelta esplicita, consapevole, negoziata. Non si tratta di chi può infedeltà di più o chi è più libero. Si tratta di smettere di subire passivamente uno schema relazionale ereditato dalla cultura e cominciare a chiedersi se quello schema risponde davvero ai propri bisogni. Per alcuni la risposta sarà la monogamia tradizionale, scelta con piena consapevolezza. Per altri sarà una delle forme di non-monogamia che ho descritto. Per altri ancora sarà qualcosa di completamente diverso, costruito caso per caso.
Le trasformazioni nel ciclo di vita
Un ulteriore elemento che merita attenzione riguarda l'evoluzione di queste configurazioni nel tempo lungo della vita. Le ricerche longitudinali su coppie non-monogame mostrano che il modello iniziale raramente rimane stabile per decenni. Una coppia che apre la relazione a trent'anni può richiuderla a quaranta, riaprirla a cinquanta, ridefinirla diversamente a sessanta. Le esigenze cambiano con le fasi della vita, con l'arrivo o la partenza dei figli, con le trasformazioni del corpo, con le crisi professionali e con le riprese.
Questa plasticità andrebbe normalizzata. Le persone vivono con angoscia l'idea di dover cambiare modello, come se questo significasse che la scelta iniziale fosse stata sbagliata. Non è così. Una configurazione relazionale appropriata in una fase può smettere di esserlo in un'altra. Avere la capacità di rinegoziare il patto è una competenza tanto importante quanto quella di averlo definito inizialmente. Le coppie più sane che incontro nei miei studi sono quelle che hanno ripreso in mano il proprio accordo almeno tre o quattro volte nel corso della relazione, modificandolo per rispondere a ciò che era diventato necessario.
La libertà non sta nel modello specifico, sta nel processo di scelta. Una coppia monogama che ha esplicitato il proprio accordo è in una posizione molto più solida di una coppia poliamorosa che ha aperto la relazione per inerzia, perché lo facevano gli amici. La forma conta meno della consapevolezza con cui viene abitata. È un principio che vale per tutto, in fondo, ma nelle relazioni si vede con particolare chiarezza.